Riemergo ora da settimane di studio intenso e di viaggi con una nuova fantasia. Avete ragione, il racconto precedente se l'è "mangiato" splinder... vedrò di rimediare prossimamente. Intanto godetevi questo, sono certa che non resterete delusi!
Era un pomeriggio d'estate e Sandra era in parte accaldata ed in parte annoiata. La temperatura esterna era troppo alta per aver voglia di uscire, ma in casa oltre a godere dell'aria condizionata non sapeva cosa fare.
Fu avvicinandosi alla porta finestra della cucina che lo notò, sul balcone di fronte al suo: un uomo sulla trentina, biondo, a torso nudo per il caldo, con una splendida muscolatura resa lucida dal sudore. Stava lavorando delle assi di legno con una pialla e altri strumenti e lei si fermò a guardarlo.
Iniziò a studiare ogni dettaglio di quella muscolatura che si muoveva in accordo con i movimenti dell'uomo, in modo deciso ma estremamente fluido. Quando smise di concentrarsi sul particolare dei muscoli e lo guardò in viso, anche l'uomo pareva fissarla.
Ma non era possibile, lei era dietro la tenda, non poteva mica vederla, si disse. E così continuò come se nulla fosse a fissarlo mentre lavorava. Ma ogni volta che lo guardava in viso si sentiva penetrare dai suoi occhi.
Il movimento delle mani dell'uomo sulle tavole di legno era ripetitivo e ipnotico, andavano senza sosta su e giù per rendere il legno sempre più liscio... e lei si trovò a pensare che avrebbe tanto voluto essere al posto di quella tavola sotto le sue mani. Se era così deciso e attento con un oggetto inanimato chissà come avrebbe potuto essere con un corpo...
Istintivamente, senza nemmeno accorgersene, si infilò una mano nell'apertura della camicetta e scese sul seno. E l'uomo sembrò rallentare nel suo lavoro, quasi fermarsi per un istante. Che la vedesse davvero, dietro la tenda? Che anche lui la stesse guardando con il suo stesso interesse?
Decise di provare a capire se era così ed iniziò lentamente a sbottonarsi la camicetta. L'uomo si sollevò per un istante dalla posizione di lavoro passandosi un braccio sulla fronte per asciugare il sudore, guardandola sfrontatamente.
Ora Sandra era certa che la vedesse e che stesse godendo di quella visuale tanto quanto lei godeva nel veder muovere il corpo di lui. E così continuò a giocare.
Con la camicetta ormai aperta, ma senza sfilare il reggiseno, fece emergere i seni da dietro il pizzo e prese a stuzzicarli con le dita, vedendo i capezzoli indurirsi ancora di più. Nella giornata già tanto afosa si sentiva sempre più accaldata nonostante l'aria condizionata... così iniziò a giocare con un cubetto di ghiaccio.
Dapprima se lo passò sulla nuca, poi lo fece scendere nel solco tra i seni ed alla fine prese a passarlo sui capezzoli, sempre più duri e gonfi. Avrebbe voluto che fosse la bocca di quell'uomo a giocarci, mentre con le mani la accarezzava come stava facendo, voluttuosamente ora, con le tavole a cui lavorava.
Dopo un po' giocare con i seni non le bastava più. La sua eccitazione stava crescendo sempre più, tenere le mani lontane dal sesso che sentiva ormai bagnato e caldo era quasi impossibile e così si tirò su la gonna e cominciò ad accarezzarsi attraverso le mutandine.
E lui, ancor più sfrontatamente, si portò una mano all'inguine e si accarezzò il sesso ormai visibilmente gonfio dentro i pantaloni.
Il pizzo contribuiva a solleticarle il clitoride, ma lei desiderava molto di più. Avrebbe voluto sentire qualcosa di duro e altrettanto caldo che la penetrava, avrebbe voluto che quell'uomo che continuava a fissare la prendesse...
Si lasciò cadere in ginocchio e divaricò le gambe, continuando ad accarezzarsi mentre con gli occhi chiusi immaginava che fosse quell'uomo a farlo, che le tormentasse le piccole labbra ed il clitoride con tanto piccoli tocchi sapienti di quelle mani salde ma delicate, per portarla sull'orlo dell'orgasmo e poi ritrarsi, torturandola in questo modo a lungo come stava facendo lei stessa alla finestra.
Quando riaprì gli occhi, l'uomo non era più sul balcone e per Sandra fu come una doccia fredda. Pensò che fosse andato a dare sfogo alla sua eccitazione in qualche modo e decise di spogliarsi e andare a ricomporsi sotto una vera doccia fredda, ma mentre si avviava verso il bagno sentì bussare alla porta.
Non fece neanche in tempo ad aprire che lui, senza dire una parola, le aveva già infilato la lingua in bocca e le mani ovunque. Non c'era bisogno di preliminari, non avevano fatto altro alla finestra, lui la spinse su un divanetto nell'ingresso e abbassati i pantaloni la penetrò.
Era duro e caldo come Sandra lo aveva immaginato mentre si accarezzava, grosso come le era sembrato attraverso i pantaloni e la riempiva completamente mentre entrava lento ma deciso.
Ma non era comodo, sopra di lei in un divanetto troppo piccolo, così vi si appoggiò normalmente e fece sedere lei sopra di lui, ad impalarsi su quello strumento che aveva tanto desiderato. In quella posizione, mentre andava su e giù sull'asta dell'uomo il suo clitoride veniva stimolato continuamente dallo strusciamento dei corpi e lui aveva la più ampia possibilità di esplorare ogni centimetro del suo corpo con quelle mani salde, dure eppure delicate.
In qualsiasi punto passasse scatenava brividi e scariche elettriche, mentre il clitoride la portava ad un primo e poi ad un secondo orgasmo.
Alla fine, lui smise di accarezzarla e la afferrò saldamente per le natiche, portandola a seguire il suo ritmo con spinte più profonde e veloci e mentre lei si riprendeva dal terzo orgasmo vene con un gemito liberatorio.
Quindi si rivestì e, sempre senza dire una parola, tornò al suo lavoro nella calura estiva.